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Île aux Nattes e ritorno (giorni 20,21,22) Terminiamo il giro dell'isola, il che ci permette di avere un discreto appetito per la cena e di andare a dormire alle 21.30 come di consueto. Il nostro secondo giorno all'Île aux Nattes, andiamo a fare una camminata... all'Île Sainte-Marie. La nostra guida indica una spiaggia con una grotta piena di pipistrelli, non lontana e raggiungibile a piedi. La cosa si rivelerà in realtà piuttosto complicata: alla spiaggia si accedeva da un albergo ora chiuso e la zona è proprietà privata (cantiere di costruzione). Ci viene indicato un accesso alternativo, che passa da un altro cantiere con tanto di cartelli minacciosi e cani, ci avviciniamo circospetti ma i muratori sono cordiali e uno si offre di mostrarci la grotta. Purtroppo l'accesso sembra complicato e si fa attraverso una piccola palude, Paolo ha ferite già infette ai piedi e insomma ringraziamo e lasciamo perdere. La spiaggia comunque è spettacolare, abbiamo attraversato delle belle campagne e pranzato in una gargotte con una zuppa di zebù a un prezzo non "turistico". Anche stasera saremo abbastanza stanchi per addormentarci come dei sassi. Tornati alla "nostra" isola, percorrendo la spiaggia incontriamo... dei lemuri! Sono dei "Vari" bianchi e neri, in teoria una specie piuttosto rara, stanno intorno a un albergo e hanno atteggiamenti poco "selvatici". Una signora ci dice che sono cinque, e che vengono la sera perché vengono date loro delle banane.
La mattina dopo il tempo è cambiato: pioggia e vento. Pensavamo ad un giro in piroga, ma non se ne parla. Pero' abbiamo un appuntamento a mezzogiorno: una deliziosa signora che vende caffé, té e souvenir, ci ha promesso l'aragosta per pranzo... le pesca suo marito. Esploriamo l'interno dell'isola sotto la pioggia aspettando l'ora fatidica, poi ci sediamo a una tavola apparecchiata e ci gustiamo un pranzo memorabile... sempre per i soliti 6 euro. Intorno a noi il terreno si allaga. Lasciamo il nostro paradiso e ci ostiniamo a non prendere un taxi per il paese, vogliamo il taxi-brousse! Dopo un'ora di marcia nel fango, sotto la pioggia e con gli zaini capitoliamo ed accettiamo infine di prendere un taxi... anche se è da turisti... Le barche oggi non sono partite a causa del maltempo, e probabilmente non partiranno nemmeno domani, ci dicono. Cominciamo a temere di rimanere bloccati sull'isola. Il mattino dopo parte un aereo per Tamatave con ancora dei posti disponibili, poi è tutto esaurito per una settimana. Pero' è troppo tardi per fare i biglietti, bisogna andare direttamente all'aeroporto (di fronte all'Île aux Nattes!) la mattina.
Quindi il mattino dopo ci alziamo alle 5.30, nel buio, per essere i primi al pontile e informarsi sulla partenza delle barche (la capitaneria deve dare l'autorizzazione); in caso contrario, correremmo subito all'aeroporto. Fortunatamente le barche partono, stavolta prendiamo quella veloce (e più sicura), e dopo un'ora di centrifuga approdiamo a Soanierana-Ivongo. L'ingresso fa ancora più paura che l'uscita, sembra di lanciarsi a tutta velocità sulla spiaggia facendo il surf con una barca di 12 metri. Il biglietto della barca veloce è caro, ma comprende un pulmino per Tamatave. Rapido e comodo, ci sono anche i posti vuoti. Compro al volo (Paolo) 10 frittelle per colazione, che mi toccherà mangiarmi da solo, e partiamo.
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